il trucco teatrale

È chiaro che ancora oggi c’è uno stretto rapporto tra fisionomia e carattere:

molto spesso le persone tendono ad essere giudicate dai loro tratti somatici, e gli attori vengono scelti per le fattezze del proprio viso.

Il trucco serve a modificare le fattezze del volto adeguandolo all’immagine necessaria in un determinato contesto.

Lo distinguiamo in due tipi:

Trucco evidente. Ha funzione decorativa o espressiva e viene considerato dallo spettatore nella sua struttura coloristica – formale. Può presentarsi come trucco o può riprodurre una funzione sociale (l’attore che impersona un guerriero indiano che si trucca per motivi religiosi, ad esempio). Il trucco può celare o esasperare i lineamenti o accentuare i movimenti mimici.

Trucco nascosto. È il trucco dà un viso completamente diverso da quello reale.


La maschera è un trucco che stravolge completamente le fattezze del viso ma, a differenza del trucco nascosto, è immobile; fissa un preciso atteggiamento mimico.

Ora, dato che la mimica ha valore prevalentemente espressivo, la maschera, in quanto fissazione di un atteggiamento mimico, diventa un segno continuo, paradigma del carattere dominante del personaggio (tranne quando ha solo funzione di nascondere il viso, ed in quel caso si dice che la maschera è segno di se stessa).

Ma la maschera può anche essere smentita dal gestire, dal parlare o dal vestire del personaggio.

La maschera inoltre può rappresentare anche animali, o oggetti, concreti e astratti.

È difficile stabilire dei criteri formali di classificazione. Qui ci limiteremo ad usare quello delle dimensione.

Una maschera molto grande, ad esempio, può avere effetti grotteschi, come in occidente, o rappresentare divinità, come in India.