il ruolo dell’ attore

Anche l’attore può mancare.

Esistevano spettacoli teatrali in Francia, nel XIX secolo, che si risolvevano in scenografie mobili. L’attore può anche essere sostituito da agenti inanimati, come i burattini e le marionette. Tuttavia quando l’attore è presente, deve possedere doti specifiche, sia in relazione al modello teatrale e al luogo storico, sia all’immagine che il regista ha dei suoi compiti. Deve inoltre possedere capacità fisiche e vocali ben definite.

Se poi è un attore stabile di una compagnia stabile, deve anche affinare le sue capacità in sintonia con le scelte espressive del regista e del gruppo.
Il grado minimo dell’attore è quello dell’agente del movimento di traslazione nello spazio.

Ad un grado più elevato la sua presenza o assenza determina la possibilità di utilizzare o meno dei codici inerenti la figura umana.


Distinguiamo vari tipi di attore:

– L’attore – regista.

Non sono rari i casi di attori che assumono anche la funzione di registi (in Italia ad esempio Carmelo Bene e Dario Fo) o di attori che realizzano regie collettive. Le regie collettive possono essere di tre tipi: quelle in cui la funzione registica viene assunta dal collettivo degli attori, che si realizza alla stessa maniera di un regista unico, vale a dire senza spazi di libertà a singoli attori; quella in cui la regia collettiva assume le forme dell’improvvisazione programmata e gli attori si forniscono una serie di stimoli, indipendenti ma rispettosi di un progetto già chiaro; quella in cui ciascun attore assume in proprio, per quello che lo riguarda, la funzione registica, senza un progetto preventivato: è la cosiddetta autoregia, una sovrapposizione di più regie.

– L’attore non regista.

Di solito compare nel teatro di regia. L’attore non ha un proprio progetto, è solo uno degli elementi del discorso del regista. Nel teatro di regia l’attore viene scelto in funzione delle sue doti e delle sue capacità, ma talvolta viene scelto solo per l’aspetto fisico (soprattutto nel cinema).

Se si tratta di una compagnia stabile, con degli attori fissi, essi sono il limite al quale il regista deve arrendersi per la scelta del testo da rappresentare. Bulgakov, nel suo Romanzo Teatrale, immagina che il teatro d’arte di Mosca avesse respinto un bellissimo testo perché gli attori erano troppo vecchi per sostenere i ruoli dei giovani protagonisti.

Ci sono altre soluzioni, intermedie, che tuttavia non possono essere elencate solo con il criterio della gradualità. Oltre a questioni ideologiche, intervengono questioni di ordine pedagogico, teorico e didattico.

Ad esempio nel teatro Brechtiano l’attore si pone da un proprio punto di vista, dando una propria visione del testo, e quindi degli avvenimenti, svolgendo una sorta di funzione registica.

Ma il regista sviluppa al massimo l’orchestrazione del testo (onde evitare stravolgimenti di significato) e l’atteggiamento degli attori.
Il regista finisce per assumere una funzione pedagogica, diventa l’educatore dell’attore, un maieuta che rende capace l’attore di esprimersi in modo totale e sincero, tirando fuori le sue capacità.

Il regista è spesso la stessa coscienza etica dei suoi attori (come asserivano Copeau e Barba).