il costume teatrale

Il costume è l’insieme dei fenomeni che comprende l’abbigliamento, l’acconciatura e l’aspetto fisico dell’attore.

Il costume è un aspetto che precede quello del movimento (sia cinesico che mimico) poiché si presenta come fenomeno da analizzare nella sua staticità.

Nella comunicazione sociale il costume è il primo elemento della presentaion of self (come dice Goffman) poiché dice come ciascuno deve, o intende, essere considerato.

Nella comunicazione teatrale distinguiamo un aspetto morfologico del costume da un aspetto semantico, consequenziale al primo.

La morfologia riguarda i parametri della figura e del costume in sé. Da questo punto di vista il grado zero del costume non può che essere la nudità.

Ma la nudità dal punto di vista semantico non è il grado zero, anzi, dal punto di vista semantico non esiste un grado zero del costume. Laddove infatti la nudità non è la norma, l’essere nudi può significare allontanamento dalla norma.

Il vestito infatti spesso è il primo segnale di appartenenza ad un ruolo sociale e ad un carattere.

Nel teatro il vestito è funzione del personaggio da rappresentare, e quindi anche del suo carattere e della sua dimensione storica e sociale.

Un costume può essere riconoscibile come abbigliamento oppure no. Un bidone usato per coprirsi non è ad esempio riconoscibile come abbigliamento d’uso.

Ma quando il costume è riconosciuto come abbigliamento, possiamo distinguere i costumi rapportabili ad una determinata cultura e quelli non rapportabili ad alcuna cultura.

Nel primo caso reintroduciamo la dicotomia jakobsoniana tra metonimia e metafora.

Il costume metonimico è quel costume in cui il riferimento ad una data cultura viene affidato solo ad un singolo elemento, o ad una parte soltanto degli elementi che lo costituiscono. È necessario però che l’elemento sia messo in sufficiente risalto da un contesto unitario.

Un berretto militare su una tuta va bene; un collage di dieci tipi di vestiti no.


Il costume metaforico è un costume che nella sua unitarietà di elementi opera un riferimento diretto ad una cultura, non necessariamente quella di cui fa parte il costume (vd. Visconti con l’Oreste di Alfieri, che utilizzò i costumi tipici del settecento alfieriano e non quelli greci dell’antichità), che sarebbe un particolare caso, quello del realismo archeologico.

Un costume anacronistico può sottolineare con molta forza la falsità della situazione rappresentata, ma anche l’universalità dei temi trattati, che appunto travalicano le epoche.

Nel secondo caso sono i significati di ordine simbolico o allegorico a prevalere. Ci sono anche nel primo caso, ma lì sono maggiormente condizionati dalla qualificazione storico – formale del personaggio.

Questo secondo tipo di costume fa leva di solito su simbolismi più o meno forti e quasi sempre accettati uniformemente, sottolineando qualità astratte o psicologiche o ruoli sociali più o meno generali (il ricco carico di ornamenti, il povero vestito di stracci). A volte queste astrazioni diventano vere e proprie allegorie, come accadeva nei morality play del Basso Medioevo, dove i personaggi erano la Morte, la Vita, la Povertà, e l’Uomo. Solitamente il personaggio allegorico è carico di elementi che precisano nei dettagli il significato di ciò che rappresenta.

Possono, sempre nel secondo caso, non esserci dei significati ben definiti nel costume. In questo caso di solito il pubblico dà una interpretazione personale al personaggio e sono i valori puramente formali a risaltare.

Un caso a parte i costumi della commedia dell’arte.

Nel loro massimo splendore, i significati simbolici del loro vestiario si erano già perduti e i loro vestiti sono passati ad identificare i personaggi visivamente e caratterialmente.

Infine i parametri formali di riconoscimento del costume.

Forma. In relazione alla struttura fisica la forma di un costume può nascondere o risaltare o alterare.

Materiale. Sempre in relazione alla struttura fisica. Può irrigidire o fluidificare i movimenti.

Colore. In relazione alla scenografia. Può risaltare o uniformarsi ai toni della scenografia. Vedi Stanislavskij in Vita di un uomo: la scenografia era di velluto nero e pure gli attori vestivano di nero. Il risultato fu un agitarsi di volti e di mani che sembravano indipendenti e privi di un corpo.

Struttura. In relazione a sé stesso. Un costume può essere costituito da un unico capo o da più capi, che possono a loro volta essere uniformi o no, giustapposti o sovrapposti.