i movimenti in scena

La coreografia è l’insieme dei movimenti di traslazione di un attore o di un accessorio nel contesto dello spazio scenico.

Un accessorio, quando dotato di movimento apparentemente non indotto dall’uomo, può assumere la qualifica di personaggio, come succede con le sedie che si allontanano verso l’uscita, stanche di aspettare l’arrivo degli ospiti, nell’opera di Marinetti, Vengono.

Il movimento coreografico può essere analizzato sulla base di parametri sia spaziali sia temporali abbastanza semplici:

un movimento coreografico

infatti può essere continuo / discreto; rettilineo / curvilineo/zigzag; verticale / orizzontale; lento / veloce; regolare / irregolare; individuale / corale.

Il movimento coreografico può anche essere analizzato dal punto di vista qualitativo:

si va dall’assoluta staticità al movimento collettivo di tutti gli elementi.

Apriamo una parentesi in proposito: la staticità degli attori, che nell’immaginario dello spettatore medio risultano sempre in movimento, è più informativa della staticità degli oggetti, e viceversa; lo stesso risalto ottiene ad esempio l’attore fermo in mezzo a tutti gli altri che sono invece in movimento, e viceversa;

ancora, un movimento opposto ad un altro movimento concomitante ma diverso, genera attenzione:

il convergere entro un unico schema genera coralità, la somma di movimenti diversi tra loro genera l’impressione di confusione e disordine. Un esempio del genere può essere quello dell’”ordinato disordine” del teatro barocco.

Sempre in ordine al movimento, possiamo affermare che il parametro formale che fa parte del movimento e che è maggiormente rilevante dal punto di vista formale, è la direzione in rapporto agli oggetti e al pubblico (non in rapporto agli altri attori, cosa di cui parleremo dopo).

I parametri di significato che fanno parte del movimento e che sono maggiormente rilevanti sono invece:

quelli funzionali (movimento inteso ad uno scopo pratico);

quelli espressivi (movimenti intesi ad esplicare uno stato d’animo tramite il movimento);

quelli simbolici (movimenti i cui significati sono dettati da convenzioni);

quelli puramente formali (movimenti privi di specifico significato).


Andiamo alla prossemica.

La prossemica è lo studio della distanza tra soggetti di un rapporto sociale. Hall ne ha individuato quattro categorie, divise in due fasi, una di vicinanza e una di lontananza.

distanza intima: da 0 a 45 cm. È la distanza dell’amplesso e della lotta.

Distanza personale: da 45 a 120 cm. È la distanza del parlare confidenziale. C’è la possibilità di un contatto fisico ma è la parola il principale veicolo comunicativo, anche se la mimica gioca una parte importante.

Distanza sociale: da 120 a 360 cm. È la distanza del rapporto mondano, multilaterale e con possibilità di esclusione.

Distanza pubblica: da 360 cm in poi. Si alza la voce, i dettagli fisici si perdono, il coinvolgimento scende. È spesso il tipico rapporto uno – molti.